Se l’AI va in campeggio: i nuovi data center di Meta

Giu 11, 2026 | Scenari

Quando pensi di aver visto tutto l'immaginabile e molto di più del mondo delle IA — tra algoritmi che dipingono, chatbot che scrivono codice e Big Tech che si contendono l’ultimo kilowatt di energia disponibile sul pianeta —, arriva Mark Zuckerberg a rimescolare le carte.
E lo fa nel modo più inaspettato possibile: mandando l'Intelligenza Artificiale in campeggio.

Se l'espressione vi fa sorridere, sappiate che non si tratta di una metafora. Meta ha iniziato a costruire data center all'interno di gigantesche tende.
Una strategia che sembra presa in prestito, in parti uguali, dalle linee di montaggio d'emergenza di Tesla e dalle mosse spregiudicate di xAI di Elon Musk. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa sta succedendo dietro le quinte (o meglio, sotto i tendoni) di Menlo Park.

Immagine pubblicata sul profilo X di Michael Thomas

La corsa all'oro della AI generativa ha ufficialmente raggiunto la sua fase più selvaggia. Michael Thomas, fondatore di Cleanview (una società che traccia lo sviluppo dei data center globali), ha recentemente analizzato centinaia di documenti e immagini satellitari, portando alla luce una realtà quasi distopica.
Zuckerberg ha letteralmente accantonato i sofisticati e lussuosi design dei data center che Meta aveva perfezionato nell'ultimo decennio. Il nuovo ordine impartito ai suoi ingegneri? Infilare decine di migliaia di chip di ultima generazione dentro a delle tende. Parliamo di componenti hardware che costano circa 60.000 dollari l'uno, ammassati a miliardi di dollari alla volta all'interno di strutture telate.
Ufficialmente l'azienda le definisce "strutture a dispiegamento rapido", ma la sostanza non cambia: sono tende resistenti alle intemperie posizionate nei campus americani.

I numeri del campeggio di Meta

Per capire la portata di questa mossa, basta guardare i dati emersi dai permessi edilizi e dalle rilevazioni satellitari a New Albany, Ohio:

  • Il fattore tempo: i primi cinque edifici tradizionali del data center di Meta in Ohio hanno richiesto tra i due e i tre anni di lavori.

  • Il record delle tende: tra aprile e giugno del 2026, Meta ha avviato e completato la costruzione di ben 5 tende da circa 11.500 metri quadrati ciascuna (125.000 piedi quadrati). I tempi di costruzione si sono praticamente dimezzati.

  • L'espansione: oltre all'Ohio, la stessa identica strategia è stata avviata in Tennessee, portando i campus coinvolti in questa transizione "leggera" a quota tre.

Il problema energetico: turbine e centrali private

Infilare chip miliardari sotto un tendone è solo metà dell'opera; il vero incubo delle Big Tech oggi si chiama energia elettrica. La rete pubblica non basta più, è lenta da agganciare e spesso satura.
Per alimentare questi mostri computazionali, Meta ha scelto la via della disintermediazione energetica (il cosiddetto behind-the-meter). Ha siglato un accordo decennale con la società Williams per costruire una coppia di centrali elettriche off-grid (indipendenti dalla rete generale) da 200 megawatt, alimentate da turbine a gas modulari. In pratica, dei motori a reazione posizionati a pochi metri dai tendoni per garantire un flusso continuo di energia.

Secondo le stime di Cleanview, la capacità di questa tipologia di data center indipendenti sta esplodendo:

  • Oggi sono online circa 2 GW di capacità.

  • Entro la fine del 2026 si arriverà a 3 GW (l'equivalente di tre centrali nucleari).

  • Entro il 2027 si prevede il raggiungimento di 13 GW, una potenza superiore all'intero fabbisogno energetico della città di New York.

Perché Zuckerberg lo sta facendo?

La risposta è un mix di urgenza competitiva e pressione finanziaria.
Da un lato c'è la fretta sul prodotto. Meta sta faticando a rilasciare i suoi modelli di intelligenza artificiale agli sviluppatori. Nonostante l'ultimo modello (Muse Spark) sia pronto, le API necessarie per accedervi hanno subito continui ritardi. C'è bisogno di potenza di calcolo, e serve adesso.
Dall'altro c'è Wall Street. Meta ha pianificato investimenti fino a 145 miliardi di dollari in data center e spese in conto capitale. Agli investitori questa cifra ha fatto venire il mal di pancia, tanto che il titolo ha registrato una flessione del 5% quest'anno. Piazzare i chip in strutture temporanee e veloci è l'unico modo per tagliare i costi di costruzione, velocizzare il time-to-market e rassicurare i mercati.

Resta da capire se questa architettura "da festival rock" saprà resistere sul lungo periodo o se sia solo una pezza d'appoggio in attesa di tempi migliori. Nel frattempo, la prossima volta che usate un'applicazione di Meta, immaginatevi un miliardo di dollari in microchip che ronza all'interno di un gigantesco tendone da campeggio, nel bel mezzo dell'Ohio.

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