«Dobbiamo fare un corso sull’AI». Bene. Per ottenere cosa?
Sempre più aziende stanno arrivando alla stessa conclusione: bisogna formare le persone sull’intelligenza artificiale.
Fin qui tutto bene.
Il problema comincia quando il passaggio successivo diventa:
“Cerchiamo un corso AI.”
Perché un corso può durare due ore o tre mesi, parlare soltanto di ChatGPT oppure attraversare una ventina di strumenti, essere pensato per chi parte da zero o per chi utilizza già quotidianamente l’AI.
E soprattutto può essere utile oppure lasciare, qualche settimana dopo, esattamente la stessa azienda di prima con in più cinquanta slide salvate in una cartella.
La prima domanda, quindi, non dovrebbe essere:
“Qual è il miglior corso di intelligenza artificiale per aziende?”
Ma:
“Che cosa vogliamo che il nostro team sappia fare meglio dopo la formazione?”
Il rischio del corso-catalogo
Immaginiamo un’azienda con amministrazione, commerciale, marketing e direzione.
Ha davvero senso che tutti seguano esattamente lo stesso programma?
Una base comune può essere utile, ma i bisogni saranno inevitabilmente differenti.
Chi lavora in amministrazione potrebbe avere interesse per documenti, tabelle, procedure e sintesi.
Il commerciale potrebbe utilizzare l’AI per preparare incontri, analizzare clienti e costruire follow-up.
Il marketing lavorerà soprattutto su ricerca, contenuti, analisi e riuso dei materiali.
La direzione potrebbe essere più interessata a processi, dati, rischi e opportunità.
Se il programma resta identico per tutti, qualcuno imparerà cose utili e qualcun altro passerà buona parte del tempo aspettando che arrivi finalmente qualcosa che riguarda il suo lavoro.
L'obiettivo, quindi, è costruire il programma adattandolo a chi dovrà seguirlo.
Prima del programma viene il team
Un buon percorso formativo dovrebbe partire da alcune informazioni molto semplici.
Chi parteciperà?
Qual è il livello di familiarità con l’AI?
Quali strumenti vengono già utilizzati?
Per quali attività?
Dove si perde tempo?
Quali processi potrebbero beneficiare di un supporto dell’intelligenza artificiale?
Esistono già comportamenti spontanei, magari attraverso account personali e strumenti scelti autonomamente?
Queste domande permettono di capire se serve una formazione introduttiva, un percorso operativo o un approfondimento su casi d’uso specifici.
Due aziende dello stesso settore possono avere bisogni molto diversi.
E due persone sedute nello stesso ufficio possono partire da livelli completamente differenti.
Una base comune però serve
Personalizzare non significa eliminare qualsiasi elemento condiviso.
Alcune competenze dovrebbero far parte praticamente di ogni corso AI aziendale.
Capire cosa può e cosa non può fare un modello generativo.
Saper formulare richieste chiare e fornire contesto.
Verificare risposte, dati e fonti.
Conoscere i principali rischi nella gestione delle informazioni.
Capire quando l’intervento umano resta indispensabile.
Questa base crea un linguaggio comune all’interno dell’azienda.
Poi però arriva la parte più interessante: applicare quei principi al lavoro reale.
Dal “come funziona ChatGPT” al “come lo usiamo qui”
Una formazione diventa davvero utile quando gli esempi iniziano ad assomigliare alle giornate dei partecipanti.
Analizzare un documento.
Preparare un report.
Confrontare dati.
Scrivere una comunicazione.
Organizzare una riunione.
Fare ricerca.
Trasformare informazioni disordinate in una procedura.
Adattare un contenuto per più canali.
Il valore aumenta quando il partecipante riesce a fare un collegamento immediato:
“questa cosa domani posso usarla per quel lavoro che faccio ogni settimana.”
Per questo un corso aziendale non dovrebbe limitarsi a mostrare cosa sa fare l’AI.
Dovrebbe far capire dove inserirla nei processi che esistono già.
Corso-catalogo o formazione utile?
La differenza non sta nel numero di strumenti mostrati, ma nel modo in cui la formazione si collega al lavoro reale.
- Parte dagli strumenti
- Propone lo stesso programma a tutti
- Mostra molte demo
- Usa esempi generici
- Punta soprattutto a “conoscere l’AI”
- Parte da attività e processi
- Tiene conto dei ruoli e dei livelli
- Lascia spazio alla pratica
- Lavora su casi vicini al lavoro reale
- Punta a usare meglio l’AI nel quotidiano
Un buon percorso non deve mostrare tutto ciò che l’AI può fare. Deve insegnare ciò che quel team ha davvero bisogno di saper fare.
La pratica conta più della quantità di argomenti
Un programma con ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot, NotebookLM, agenti, automazioni, immagini, video e trenta altri strumenti può sembrare molto ricco.
Ma quantità e qualità della formazione non sono la stessa cosa.
Se ogni strumento viene mostrato per dieci minuti, al termine del corso i partecipanti avranno probabilmente visto molte cose e imparato a usarne poche.
Meglio spesso meno argomenti e più esercitazioni.
Un buon indicatore è semplice:
quanto tempo passeranno i partecipanti ad ascoltare e quanto a fare?
Provare, sbagliare, correggere un prompt, confrontare risultati e lavorare su casi concreti produce competenze molto più solide di una lunga dimostrazione del docente.
Personalizzato non significa cambiare il logo sulle slide
“Corso personalizzato” è una definizione molto utilizzata che, però, significare cose parecchio diverse.
Nel caso più semplice cambia qualche esempio e compare il logo dell’azienda sulla presentazione.
Una personalizzazione reale dovrebbe invece partire da:
ruoli coinvolti, livello di partenza, processi, strumenti utilizzati, obiettivi e casi d’uso.
Non significa necessariamente costruire ogni minuto del corso da zero: una buona formazione può avere un nucleo già strutturato e adattare esercitazioni, approfondimenti e casi alle esigenze del team.
È spesso il compromesso migliore tra qualità, tempi e costi.
Quanto deve durare un corso AI?
Non esiste una durata corretta in assoluto.
Un incontro di due ore può essere perfetto per creare consapevolezza e fornire una panoramica.
Difficilmente sarà sufficiente per cambiare il modo di lavorare di un team.
All’estremo opposto, non tutte le aziende hanno bisogno di percorsi di decine di ore.
La durata dovrebbe dipendere da:
numero di competenze da sviluppare, livello di partenza, quantità di pratica prevista e complessità dei casi d’uso.
Più che chiedersi quante ore “deve durare un corso AI”, conviene chiedersi che cosa deve saper fare una persona alla fine di quelle ore.
Online, presenza o formula ibrida?
Anche qui non esiste una risposta unica.
La formazione online funziona molto bene per gruppi piccoli, persone abituate agli strumenti digitali e percorsi distribuiti nel tempo.
La presenza facilita interazione fra colleghi, esercitazioni e confronto, soprattutto quando il gruppo parte da livelli molto diversi.
Una formula ibrida può permettere di combinare momenti di formazione con sessioni successive dedicate a dubbi e applicazioni emerse sul lavoro.
La modalità conta.
Ma conta ancora di più il modo in cui viene progettata la partecipazione.
Quattro ore davanti a una videoconferenza in cui parla soltanto il docente restano quattro ore davanti a una videoconferenza, anche se l’argomento è l’intelligenza artificiale.
Cosa deve rimanere quando il corso è finito
La formazione non dovrebbe terminare con l’ultima slide.
Il risultato più interessante è aver acquisito un metodo trasferibile.
I partecipanti dovrebbero sapere:
come affrontare un nuovo compito con l’AI;
come costruire una richiesta;
come verificare un risultato;
quali informazioni possono utilizzare;
quando uno strumento è adatto e quando non lo è;
come continuare a sperimentare senza dipendere continuamente dal docente.
Gli strumenti cambiano rapidamente.
Una formazione basata esclusivamente sull’interfaccia di oggi rischia di invecchiare presto.
Il metodo dura molto più a lungo del tutorial.
Anche il fornitore va scelto con qualche criterio
Chi insegna intelligenza artificiale deve naturalmente conoscere gli strumenti.
Ma questo non basta.
Per formare un’azienda serve anche capire come funzionano processi, ruoli, comunicazione e organizzazione del lavoro.
Serve capacità didattica.
Serve saper spiegare la tecnologia senza trasformare la lezione in una conferenza tecnica.
Serve soprattutto riuscire a tradurre le possibilità dell’AI in attività comprensibili e utilizzabili dalle persone che partecipano.
Una domanda utile da fare a chi propone il corso potrebbe essere:
“Come adattate la formazione alle attività concrete del nostro team?”
La risposta racconta spesso molto più dell’elenco dei moduli.
Prima di scegliere un corso AI, fate queste 7 domande
Se state confrontando più proposte, queste domande aiutano a capire quanto il percorso sia davvero costruito sulle esigenze del team.
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1
Avete analizzato il livello di partenza del team? Chi partecipa dovrebbe essere formato in base alle competenze che possiede già.
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2
Il programma cambia in base ai ruoli coinvolti? Amministrazione, marketing, commerciale e direzione non hanno necessariamente gli stessi bisogni.
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3
Sono previste esercitazioni pratiche? Vedere una demo non equivale a imparare a usare uno strumento.
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4
Gli esempi riguardano attività simili alle vostre? Più il caso d’uso assomiglia al lavoro reale, più è facile trasferire ciò che si impara.
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5
Si parla anche di verifica, privacy e uso corretto dei dati? La competenza AI comprende anche limiti, rischi e controllo dei risultati.
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6
Cosa sapranno concretamente fare i partecipanti alla fine? Il risultato dovrebbe essere espresso in capacità operative, non solo in argomenti affrontati.
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7
Come continueranno a lavorare quando il corso sarà finito? Metodo e autonomia valgono più della memoria dell’ultima interfaccia mostrata a lezione.
Se molte risposte restano vaghe, probabilmente lo è anche il percorso formativo.
Il corso giusto non è quello che insegna più cose
Alla fine il criterio di scelta può diventare sorprendentemente semplice.
Un buon corso AI per aziende non è quello che contiene più strumenti, più ore o più parole tecniche.
È quello che, terminata la formazione, permette alle persone di capire meglio quando usare l’AI, utilizzarla con maggiore efficacia, verificarne i risultati e inserirla concretamente nel proprio lavoro.
Per questo un percorso aziendale non dovrebbe cominciare dal programma.
Dovrebbe cominciare da una conversazione.
Chi deve essere formato?
Cosa fa ogni giorno?
Dove perde tempo?
Quali competenze possiede già?
Quale risultato vogliamo ottenere?
Solo dopo queste domande ha senso decidere cosa insegnare.
Perché il vero obiettivo non è poter dire:
“Abbiamo fatto un corso sull’intelligenza artificiale.”
È poter dire, qualche settimana dopo:
“Adesso lavoriamo meglio anche grazie all’intelligenza artificiale.”
WebdoAcademy per le aziende
Prima del programma, parliamo del vostro team
Non serve arrivare con un corso già scelto. Raccontateci chi deve essere formato, quali strumenti utilizzate, dove perdete tempo e quali attività vorreste migliorare. Da lì possiamo capire quale percorso abbia davvero senso per la vostra azienda.
WebdoAcademy è il progetto di formazione sull’intelligenza artificiale di Webdo.




