Radar AI è nato da un bisogno concreto: seguire ogni giorno ciò che accade nell’intelligenza artificiale senza perdersi tra duplicazioni, fonti sempre uguali e decine di siti da controllare. Raccoglie, filtra e traduce notizie da fonti italiane e internazionali, cercando anche punti di vista meno occidentecentrici. È un progetto in evoluzione: oggi è gratuito e già utilizzabile, domani potrebbe diventare molto di più.
In questa pagina
È nato perché serviva prima di tutto a me
Un radar, non un semplice aggregatore
Come funziona Radar AI
Non soltanto Silicon Valley
Raccogliere non basta: bisogna filtrare
Tradurre senza nascondere l’originale
AI significa anche lavoro, società, etica e potere
Cosa Radar AI non vuole diventare
Un progetto ancora in costruzione
È nato perché serviva prima di tutto a me
Radar AI non nasce da un piano commerciale elaborato a tavolino.
Nasce da un problema molto più semplice: serviva a me (Stefano Massari, colui che scrive...).
Per seguire quotidianamente quello che succedeva nel mondo dell’intelligenza artificiale utilizzavo già strumenti come TechURLs, insieme a siti, newsletter, feed e fonti dirette. Funzionavano, ma continuavo a non essere soddisfatto.
Le informazioni erano tante, spesso ripetitive. Alcune fonti diventavano inevitabilmente predominanti. Per cercare contenuti meno evidenti bisognava continuare a saltare da un sito all’altro. E, soprattutto, il tempo impiegato per capire cosa valesse davvero la pena leggere cresceva quasi quanto la quantità di notizie pubblicate.
Ho quindi iniziato a costruire lo strumento che avrei voluto avere davanti ogni mattina.
Una volta cominciato a usarlo, la domanda è diventata abbastanza naturale: se è utile a me, perché non potrebbe esserlo anche ad altri?
Da questa domanda è nato Radar AI nella forma che oggi è disponibile su WebdoAcademy.
Un radar, non un semplice aggregatore
Aggregare contenuti è relativamente facile.
Il problema viene dopo.
Se inseriamo cento fonti in un unico flusso e mostriamo tutto ciò che pubblicano, abbiamo soltanto costruito un posto nuovo nel quale sentirci sommersi dalle notizie.
Radar AI prova a fare qualcosa di diverso.
Il sistema raccoglie continuamente nuovi contenuti, li normalizza, individua duplicazioni, applica criteri di pertinenza e li organizza in modo da rendere più facile capire che cosa sta succedendo.
L’obiettivo non è quindi mostrare più notizie possibile, ma diminuire il lavoro necessario per trovare quelle interessanti.
Per questo continuiamo a chiamarlo Radar.
Un radar non crea ciò che osserva. Lo intercetta, lo segnala e aiuta a capire dove guardare.
Come funziona Radar AI
Radar AI monitora fonti differenti: siti ufficiali delle aziende che sviluppano i principali modelli, testate tecnologiche, mezzi di informazione generalisti, pubblicazioni dedicate alla ricerca e fonti che osservano l’intelligenza artificiale dal punto di vista economico, sociale o politico.
Le notizie vengono importate automaticamente a frequenze differenti a seconda del tipo di fonte.
Il sistema cerca poi di eliminare duplicazioni e contenuti scarsamente pertinenti, assegna le notizie alle aree tematiche del Radar e conserva sempre il collegamento all’articolo originale.
Accanto alle fonti monitorate direttamente esiste inoltre un sistema di discovery, utilizzato per intercettare contenuti interessanti pubblicati fuori dal perimetro abituale del Radar.
In questo caso l’automazione non decide da sola cosa pubblicare: le notizie individuate entrano in una coda di valutazione e possono essere aggiunte oppure scartate.
L’automazione ci permette quindi di osservare una quantità di fonti che sarebbe difficile seguire manualmente, ma la logica editoriale resta parte del progetto.
Come lavora il Radar
Non soltanto Silicon Valley
Uno degli obiettivi di Radar AI è evitare che l’intelligenza artificiale venga osservata sempre dallo stesso punto.
È inevitabile che Stati Uniti ed Europa occupino una parte importante del flusso informativo. Gran parte delle aziende più note, dei capitali e del dibattito normativo che seguiamo quotidianamente si concentra lì.
Ma l’intelligenza artificiale non sta trasformando soltanto San Francisco, Londra o Bruxelles.
Per questo stiamo cercando progressivamente di allargare il Radar verso fonti asiatiche, africane e provenienti da aree che nei normali flussi informativi occidentali ricevono meno attenzione.
Non perché una fonte lontana dal nostro punto di vista sia automaticamente migliore o più attendibile.
Semplicemente perché guardare lo stesso fenomeno da luoghi differenti permette spesso di accorgersi di cose differenti.
Il modo in cui l’AI modifica il lavoro in Kenya, viene regolata in Cina, utilizzata nei servizi pubblici in India o discussa in Europa può raccontare facce diverse della stessa trasformazione.
Radar AI prova quindi a essere meno occidentecentrico non per inseguire l’esotico, ma per allargare il campo visivo.
Raccogliere non basta: bisogna filtrare
Il rumore informativo sull’intelligenza artificiale ha una caratteristica particolare: moltissimi contenuti parlano delle stesse cose.
Un nuovo modello viene annunciato e, nel giro di poche ore, decine di siti riprendono la stessa notizia. Una dichiarazione di un grande protagonista del settore genera una cascata di articoli. Un nuovo prodotto diventa improvvisamente inevitabile su qualunque feed.
Radar AI cerca di ridurre questo effetto.
Il sistema lavora sulla deduplicazione e sulla pertinenza, mentre l’anteprima pubblica evita anche che una singola fonte occupi completamente la selezione delle ultime notizie.
Non vogliamo trasformare il Radar in una classifica delle testate che pubblicano più frequentemente.
Vogliamo che, aprendolo, ci sia una ragionevole possibilità di incontrare argomenti, geografie e punti di vista diversi.
Tradurre senza nascondere l’originale
Una parte consistente delle fonti che seguiamo non pubblica in italiano.
Per questo Radar AI traduce progressivamente titoli e sintesi, lasciando sempre disponibile il testo originale e soprattutto il collegamento alla fonte.
La traduzione serve ad abbassare la barriera linguistica, non a sostituire il lavoro di chi ha scritto l’articolo.
C’è però un aspetto che preferiamo dichiarare apertamente.
La traduzione non è sempre immediata.
Radar AI esegue le traduzioni a cicli e utilizza un budget giornaliero di elaborazione. Nelle giornate particolarmente ricche di nuovi contenuti può quindi succedere che alcune notizie rimangano nella lingua originale per qualche ora prima di essere tradotte.
Se aprendo il Radar trovi una notizia appena pubblicata ancora in inglese, quindi, probabilmente non è successo niente di strano: sta semplicemente aspettando il suo turno.
È uno dei compromessi dell’attuale fase del progetto, necessario per mantenere sostenibili i costi del servizio.
Se Radar AI crescerà, anche questo è uno degli aspetti sui quali potremo intervenire.
Una notizia può comparire prima della sua traduzione. È una scelta di sostenibilità dell’attuale versione del progetto: la raccolta delle fonti resta continua, mentre le traduzioni vengono elaborate entro un budget giornaliero. Se il progetto crescerà, questo margine potrà essere ridotto.
AI significa anche lavoro, società, etica e potere
Seguire l’intelligenza artificiale significa naturalmente seguire le aziende che stanno costruendo modelli e prodotti.
Ma fermarsi lì restituirebbe soltanto una parte della storia.
L’AI modifica professioni, sistemi educativi, informazione, copyright, organizzazione delle imprese, consumo energetico, sorveglianza, rapporti geopolitici e distribuzione del potere economico.
Per questo Radar AI dedica spazio anche alle conseguenze dell’intelligenza artificiale.
Ci interessa sapere quale modello ha ottenuto il nuovo record in un benchmark.
Ci interessa però altrettanto capire chi lo utilizzerà, con quali regole, con quali costi e con quali conseguenze.
Tecnologia e società non sono due sezioni separate della stessa storia.
Sono la stessa storia osservata da due lati.
Cosa Radar AI non vuole diventare
Radar AI non vuole essere un feed infinito progettato per farci continuare a scorrere.
Non vuole appropriarsi dei contenuti delle fonti riscrivendo integralmente gli articoli.
Non vuole sostituire giornalisti, ricercatori e autori.
E non vuole fingere che un algoritmo sia in grado di stabilire una volta per tutte quali siano le notizie importanti.
Il Radar serve a scoprire, selezionare e orientarsi.
La destinazione finale continua a essere la fonte originale.
Se una notizia merita davvero attenzione, l’obiettivo è arrivare all’articolo e leggerlo.
Un progetto ancora in costruzione
Quella che stai utilizzando oggi è la prima versione pubblica di Radar AI.
Non sappiamo ancora quale sarà quella definitiva.
Se lo strumento si dimostrerà utile anche ad altre persone, potranno nascere nuove modalità di consultazione, selezioni personalizzate, nuovi filtri, approfondimenti tematici, strumenti di ricerca più evoluti o funzioni che oggi non avrebbe molto senso costruire prima di capire come Radar AI verrà realmente utilizzato.
Preferiamo far crescere il progetto partendo dall’uso, invece di inventare una lunga lista di funzionalità soltanto perché su una roadmap fanno una bella figura.
Lo stesso vale per le fonti.
Il Radar continuerà ad allargarsi, cambiare e correggersi. Alcune fonti si riveleranno preziose, altre meno. Ne troveremo di nuove. Miglioreremo i criteri di selezione. Ridurremo ancora il rumore.
In fondo, è proprio quello che dovrebbe fare un radar: continuare a scandagliare l’orizzonte.
Radar AI è gratuito e vogliamo mantenerlo il più possibile accessibile. L’iscrizione alla newsletter non è necessaria per utilizzare il servizio, ma può essere utile per non perdere gli sviluppi del progetto e le notizie che, tra le centinaia intercettate dal Radar, riteniamo particolarmente importanti. Periodicamente useremo la newsletter proprio per questo: non per replicare il flusso del Radar, ma per segnalare ciò che merita davvero attenzione. Iscriversi è anche un piccolo modo per sostenere un progetto che richiede ogni giorno lavoro di ricerca, selezione, manutenzione e sviluppo.
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